Dal Passato a Oggi: il Vino
Dopo il diluvio, Noè, che aveva iniziato a vivere sul monte Ararat, un giorno vide la sua capra tornare molto felice dopo aver vagato in cerca di cibo. Notando che la capra rimaneva in quello stato per giorni, Noè la seguì per un po’ e capì che ciò era dovuto a un frutto che mangiava, diventando a sua volta dipendente dal succo d’uva. Il diavolo, vedendolo così felice, bruciò con le sue fiamme tutte le viti. Vedendo che Noè si era ammalato per il dispiacere, il diavolo gli disse che avrebbe potuto far rinascere la pianta solo innaffiandola con il sangue di 7 animali sacrificati (cane, tigre, leone, gallo, gazza, orso e volpe). Secondo questa leggenda, chi si ubriaca di vino prende l’indole litigiosa dal cane, la ferocia dalla tigre, il coraggio dal leone, la rumorosità dal gallo, la loquacità dalla gazza, la forza dall’orso e l’astuzia dalla volpe.
L’Anatolia, terra in cui nascono leggende come queste sul vino, è il punto di partenza della viticoltura e quindi della produzione di vino. Se guardiamo ai reperti archeologici, per noi la prova più concreta, esistono molti indizi che dimostrano come gli Ittiti si occupassero di viticoltura e vino già intorno al 2000 a.C. Le statue raffiguranti scene legate al vino e i recipienti in terracotta per bevande di quel periodo sono i ritrovamenti più importanti.
Dopo gli Ittiti è possibile ritrovare tracce della viticoltura anche nelle civiltà persiana e frigia. In particolare, la regione che comprende l’Anatolia orientale, l’Armenia e la Georgia è considerata la patria d’origine del vino. Vale la pena aggiungere una nota: la più antica cantina conosciuta è stata scoperta nella grotta Areni-1 nella città armena di Yeghegnadzor e si stima abbia 6000 anni. L’inizio della migrazione degli Ittiti verso Creta e le isole dell’Egeo intorno al 2200 a.C. ha favorito lo spostamento di questa cultura verso occidente, che ha poi proseguito la sua diffusione attraverso la Tracia.
Sebbene la Turchia sia tra i primi 10 paesi al mondo per produzione di uva, oggi ne utilizza soltanto il 3% per la produzione di vino. Si ritiene che una delle ragioni principali sia il declino della cultura vinicola dovuto ai divieti sugli alcolici in epoca ottomana. Il declino della vinificazione e della viticoltura iniziato con il passaggio dell’Anatolia sotto il dominio ottomano ne è la prova più evidente. Con i movimenti di occidentalizzazione successivi al Tanzimat, la vinificazione si rianimò nell’Impero ottomano e all’inizio del Novecento venivano prodotti ed esportati quasi 300 milioni di litri di vino.
Intorno al 3000 a.C. gli Egizi producevano il vino in grandi giare a bocca larga con il fondo rivestito di resina, rendendolo così più resistente. Dopo aver chiuso le bocche di queste giare con argilla o calce, sui tappi venivano impressi i marchi dei vini. Le basi della tecnologia delle botti e delle bottiglie giunta fino ai giorni nostri furono poste invece in Europa nel XVI secolo. Sebbene per eliminare i sedimenti e ossigenare il vino al momento del servizio si utilizzino ancora decanter in vetro, nella tecnologia odierna i residui presenti nel vino vengono separati con decanter centrifughi.