Di che Colore è la Vostra Impronta Idrica?
Che l’acqua sia una parte indispensabile della nostra vita è una verità indiscutibile. Ma il motivo non è soltanto che si tratta della sostanza fondamentale da consumare per sopravvivere (2 litri al giorno) o da usare per l’igiene.
Dal computer su cui state leggendo questo testo al caffè che state sorseggiando (oltre all’acqua usata per prepararlo), in ogni prodotto che usiamo e consumiamo viene utilizzata acqua nella fase di produzione o di coltivazione. Quando aggiungiamo la quantità di acqua usata per produrre e coltivare i prodotti che utilizziamo alla quantità di acqua che usiamo ogni giorno, otteniamo la nostra impronta idrica.
Che cos’è l’impronta idrica?
L’impronta idrica è composta da 3 componenti: impronta idrica blu, impronta idrica verde e impronta idrica grigia. L’impronta idrica blu rappresenta le acque dolci superficiali e sotterranee utilizzate per produrre o coltivare un prodotto; l’impronta idrica verde rappresenta l’acqua piovana utilizzata; l’impronta idrica grigia rappresenta la quantità di acqua dolce inquinata durante il processo di produzione e coltivazione. Per fare un esempio, la quantità di acqua necessaria per ottenere un chilo di carne bovina è di circa 15.400 litri, di cui il 94% è acqua verde, il 4% blu e il 2% grigia.
Dalla media dei dati raccolti tra il 1996 e il 2005 è emerso che l’acqua consumata ogni anno a livello mondiale, ovvero l’impronta idrica annuale del pianeta, è pari a 9.087 Gigametri3 (1 Gm3 = 1,000,000,000,000,000,000,000,000,000 m3). Di questa quantità, il 74% è impronta idrica verde, l’11% blu e il 15% grigia2. La produzione agricola rappresenta il 92% di questa enorme torta.
Considerando i cambiamenti nelle abitudini di consumo e nella popolazione da quegli anni a oggi, non è difficile dedurre che l’impronta idrica annuale del nostro pianeta sia aumentata notevolmente. A sostegno di questa tesi possiamo citare il dato secondo cui la produzione di ciascun chip, spina dorsale dei dispositivi tecnologici, richiede circa 8.300 litri d’acqua.
Acqua Virtuale
Abbiamo detto che l’impronta idrica è un concetto che comprende sia l’acqua che usiamo direttamente nella vita quotidiana sia l’acqua utilizzata nella produzione dei prodotti che usiamo, ma che noi, come utilizzatori finali, non vediamo. Questo consumo d’acqua invisibile all’utilizzatore finale è chiamato “acqua virtuale”. Il concetto di acqua virtuale comprende l’acqua utilizzata durante tutte le fasi di produzione di un prodotto. Prendiamo ad esempio il caffè: dalla coltivazione della pianta fino al momento in cui il consumatore finale si prepara una tazza di caffè, la quantità di acqua virtuale utilizzata è di circa 140 litri, mentre l’uso diretto di acqua durante tutto il processo è di una sola tazzina (circa 250 ml).
L’ideatore del concetto di “acqua virtuale”, Tony Allan, iniziò le sue ricerche chiedendosi come mai non fossero scoppiate le guerre o i disordini interni che ci si attendeva a causa della scarsità d’acqua in Medio Oriente. Dalle sue ricerche scoprì che i paesi di questa regione, nonostante la carenza idrica, riuscivano a reggersi grazie al commercio alimentare su larga scala. In seguito a questa scoperta si rese conto che questi paesi importavano non solo i prodotti, ma anche l’acqua utilizzata per produrli, e coniò così il concetto di acqua virtuale.
Non solo il commercio dei Paesi che soffrono di scarsità idrica: in tutti gli scambi internazionali entra in gioco anche l’acqua virtuale. È stato calcolato che tra il 1996 e il 2005 il movimento medio annuo di acqua virtuale legato al commercio di prodotti industriali e agricoli è stato di 2,320 Gm3. Di quest’acqua virtuale, il 68% è impronta idrica verde, il 13% blu e il 19% grigia. Sebbene il movimento di acqua virtuale sia essenziale soprattutto per i Paesi che soffrono o rischiano di soffrire di scarsità idrica, osservando i dati del periodo 1996-2005 emerge che la maggior parte dell’impronta idrica generata da tale movimento è costituita dall’impronta blu e grigia. In altre parole, con il commercio internazionale di acqua virtuale le risorse idriche superficiali e sotterranee vengono sia sfruttate maggiormente sia inquinate di più.
Cosa fare?
Mentre le nostre risorse idriche diminuiscono sempre di più e, come umanità, continuiamo insieme ad aumentare la nostra impronta idrica, molto presto ci troveremo ad affrontare sia problemi di produzione sia il pericolo di scarsità di acqua potabile. Poiché è evidente che il commercio internazionale o la produzione di apparecchi elettronici non possono essere fermati, potrebbe sembrare che non ci sia molto da fare per ridurre la nostra impronta idrica; tuttavia, con misure adottate in fase di produzione e a livello individuale, è possibile ridurre, almeno in parte, l’impronta idrica del pianeta.
Le misure che si possono adottare a livello individuale sono piuttosto semplici. Innanzitutto è fondamentale essere attenti al risparmio idrico. Inoltre, dobbiamo evitare la frenesia dei consumi e acquistare solo quanto necessario. Per mostrare quanto ciò possa fare la differenza, basta un esempio: per produrre una maglietta servono circa 2,720 litri d’acqua (54% impronta verde, 33% blu, 13% grigia), mentre per produrre un paio di jeans ne servono 10,850 litri (45% verde, 41% blu, 14% grigia).
Tra le misure adottabili in fase di produzione, al primo posto ci sono le tecnologie di depurazione. In particolare, la sostenibilità può essere garantita impiegando in diversi ambiti l’acqua depurata e il fango disidratato ottenuti dalla disidratazione delle acque reflue generate durante la produzione. L’acqua depurata può essere utilizzata per l’irrigazione. Il fango disidratato ottenuto, dopo essere stato trattato, può essere bruciato per produrre biogas. Inoltre, le ceneri derivanti dalla combustione possono essere impiegate nell’industria chimica.